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Il rebreather Ouroboros. Una spiegazione tecnica... di Kevin Gurr

Il mio primo incontro con i rebreathers è stato sul finire degli anni 80 e si trattava di un’immersione in camera iperbarica a 200 m, con una unità sperimentale. Fallita. Questa breve esperienza e una gamma di progetti di immersioni profonde in circuito aperto mi convinsero che i rebreathers erano il futuro della subacquea. Circa 8 anni più tardi, dopo aver constatato che la scelta era limitata, decisi di costruirmene uno per conto mio. Questo è un breve sommario di cosa ho imparato e come l’ho sfruttato, con un’analisi degli ultimi incidenti, per arrivare al concetto attuale.

Principi fondamentali
Al fine di capire cosa fa di un rebreather una buona unità, bisogna prima di tutto comprendere le proprietà fondamentali che governano il design di uno di questi apparecchi. Questo può essere suddiviso in 4 punti:
1. Lo sforzo respiratorio (WOB) nel rebreather
2. Lo sforzo respiratorio idrostatico dell’unità in immersione
3. La durata del materiale assorbente
4. La dinamica del controllo dell’ossigeno.

Analizziamoli separatamente.
Lo sforzo respiratorio
Questo è un puro risultato delle restrizioni nel flusso di gas nell’unità. In altre parole quanta resistenza provocano le dimensioni delle condotte e degli orifizi nella respirazione. Cose come piccole valvole a fungo del boccaglio, piccoli corrugati, sacchi polmone con volume o spazio insufficiente per espandersi e percorso attraverso il materiale assorbente troppo lungo sono elementi comuni che tendono a far aumentare lo sforzo respiratorio.


Lo sforzo respiratorio è anche una funzione della densità del gas, quindi della profondità. Più profonda è l’immersione, più aumenterà la densità del gas e più aumenterà lo sforzo respiratorio. Il WOB è anche una funzione della ventilazione o velocità di respirazione. Maggiore è il flusso di gas (elevata velocità respiratoria) maggiore sarà la resistenza generata. Un rebreather con cui si respira bene in superficie potrebbe non avere le stesse qualità a 40 m con aria come diluente. Questo è il motivo per cui gli attuali test standard CE e Militari insistono sulla misurazione del WOB in profondità, con differenti velocità di respirazione e, normalmente, in due posizioni di nuoto.

Il WOB idrostatico
Questo è il risultato dello sforzo respiratorio e degli effetti della posizione dei sacchi polmone rispetto al corpo quando il rebreather ed il sub si trovano in immersione. Ad esempio, un rebreather con sacchi polmone in posizione dorsale potrebbe avere un sforzo respiratorio normale ma, in posizione orizzontale (faccia in giù) la distanza, quindi la differenza di pressione tra I sacchi polmone ed il centroide dei polmoni potrebbe, in combinazione con l’eccessivo sforzo respiratorio, creare un eccesso di pressione tale da richiedere al subacqueo di succhiare l’aria per respirare. In questo caso la pressione di inalazione sarebbe eccessiva (il sub sta inalando da una pressione più bassa) e l’espirazione sarebbe semplice in quanto effettuata verso una pressione minore. I sacchi polmone posti in posizione pettorale avranno il problema inverso, nella stessa posizione.

 

Sopra; Le parti elettroniche, nel cuore dell’Ouroboros

I sacchi polmoni posti sopra le spalle sembrerebbero la soluzione perfetta in cui ogni effetto idrostatico creerebbe pochi inconvenienti. Comunque se ad un rebreather con uno sforzo respiratorio basso si combina un qualunque minimo sforzo respiratorio idrostatico si arriverà ad ottenere un circuito respiratorio con una resistenza relativamente elevata quindi con una sensazione di respirazione travagliata.
Riassumendo il WOB di un rebreather può essere quantificato solamente sotto una vasta gamma di posizioni idrostatiche, con continue misurazioni a diverse profondità. Inoltre, testando un’unità in situazioni di superficie e con ritmi respiratori sconosciuti è sbagliato perchè è solamente sotto condizioni di stress (normalmente in profondità) che aumenta il ritmo respiratorio e questo è esattamente il momento in cui il rebreather deve avere un WOB basso.


Durata del materiale assorbente
Questa è un’area largamente incompresa. Molti produttori indicano tempi di durata basati su semplici test di superficie che sono insufficienti e potenzialmente pericolosi. La vita dell’assorbente è definita principalmente da quanto segue:


Sopra; Il team di elettronici all’opera sul POD centrale, in laboratorio
1. Quantità (Kg) di materiale
2. Tipo di materiale assorbente
3. Temperatura dell’acqua
4. Qualità isolante del cestello di assorbente nei confronti della temperature dell’acqua
5. La quantità di CO2 generata dal sub
6. La densità del gas e profondità
7. Il concetto e design del cestello

Il test standard CE per il cestello è fatto a 40m con aria come diluente in acqua a 4°C e con ritmo di produzione di CO2 di 1,6 l/min e con un ritmo respiratorio di 40 l/min. Alcune Marine testano i cestelli a ca. 18m con una produzione di CO2 di 0,5 l/min. Come riferimento si considera che l’intrusione di CO2 si abbia da 5mb di pressione parziale indipendentemente dalla profondità.
La gamma di profondità, densità del gas, ritmo di produzione di CO2 e temperatura dell’acqua usati in ogni caso possono, a dipendenza del tipo di cestello, far variare in modo significativo la durata dell’assorbente. Dai dati raccolti risulta per certo che la durata dei cestelli misurata in superficie è pericolosamente inaccurata al fine di predire la durata generale delle immersioni. Può essere facilmente mostrato che per la maggior parte dei cestelli assiali e anche per alcuni radiali, l’efficienza del cestello diminuisce in modo sostanziale con la profondità. Un cestello testato andava dal 77% di efficienza a 15m a 49% a 40m. La durata a 15m era di 3 ore mentre che a 40m era di 1 ora e 50 minuti.
La “salvezza” dei design attuali è che la maggior parte delle persone non possono mantenere ritmi di produzione di CO2 di 1,6 l/min o restare a lungo in acque a 4°C. Ad ogni modo i dati dimostrano che come metodo di misurazione della durata di un cestello, il ritmo di produzione medio di 1 ora, indipendentemente dalla profondità e densità del gas, è insufficiente ed una vasta gamma di parametri dovrebbero essere impiegati meglio per questo scopo. In altre parole, al fine di definire l’affidabilità di un rebreather per un tipo d’immersione rispetto ad un altro, sarebbe meglio testare l’unità a diverse profondità con almeno aria e trimix come diluenti. Per dare un margine di sicurezza la temperatura dell’acqua e la produzione di CO2 dovrebbero restare costanti.


Sistema di controllo dell’ossigeno
Questa può essere un apparecchiatura a controllo meccanico o elettronico. Qualsiasi sia la scelta è importante che il controllo del livello di ossigeno sia mantenuto entro certi limiti. Se la decompressione deve essere condotta con l’uso di tabelle o computer a PO2 fissa, i limiti devono essere accuratamente mantenuti. Rapide escursioni a e da profondità maggiori non devono generare livelli di PO2 eccessivamente alti o bassi. Idealmente ognuno di questi limiti, una volta raggiunto, dovrebbe generare un allarme in quanto non si può pretendere che un sub sotto stress possa tenere costantemente sotto controllo la PO2. Alcuni tipi di rebreather, a causa dell’elevato flusso nel circuito di ossigeno, possono generare picchi di PO2 sufficienti a causare convulsioni in breve tempo se non vengono rilevati, questo è un concetto non desiderabile nel caso di malfunzionamento di una valvola d’immissione. Nei test CE e per la maggior parte delle marine esiste un test sul sistema di monitoraggio della PO2 cosi come viene pure testato il limite superiore e inferiore dopo rapidi cambiamenti di profondità.


Display di monitoraggio PO2 primario e secondario

POD elettronico compatto, valvole e condotte

L’Ouroboros
Considerando tutto quanto sopra descritto unitamente ad una valutazione degli incidenti ho iniziato a concepire il mio rebreather.
I problemi con rebreather occorsi nel passato erano dovuti a:
1. Immersione iniziata con il sistema di controllo elettronico spento.
2. Immersione iniziata con la bombola di ossigeno chiusa
3. Discesa con la bombola del diluente chiusa e panico quando non si trova l’immissione manuale
4. Nuotate in superficie con diluenti ipossici
5. Cestello assorbente non preparato correttamente o design dello stesso che permette il passaggio di CO2 se gli Orings non sono ingrassati o assemblati correttamente
6. Superamento dei limiti con scarsa conoscenza sulla durata del cestello
7. Allagamenti parziali rendono inutilizzabile il rebreather
8. Malfunzioni del solenoide a causa di filtraggio insufficiente del gas
9. Il sistema di connessione delle fruste causa punti di stress che portano alla rottura delle fruste
10. L’elettronica all’interno del circuito è disturbata dall’umidità
11. Le scorte di gas vengono scambiate accidentalmente
12. Malfunzionamenti dell’elettronica rendono la macchina inutilizzabile
13. Stress ad elevati ritmi di lavoro
14. MDD come risultato del fatto che l’unità non riesce a mantenere una PO2 costante
15. Mancanza di procedure Pre-Immersione
L’Ouroboros è stato creato pensando a quanto studiato sopra e questo è il risultato:
1. Un sistema che protegge tutte le parti delicate e le condotte di pressione
a. Come risultato i sacchi polmone sono montati posteriormente per principio. Tutte le condotte interne sono in acciaio inossidabile, i corrugati di respirazione sono rinforzati in simil-gomma all’interno con una guaina di nailon al fine di evitare abrasioni e rotture.
2. Un basso sforzo respiratorio
3. Un cestello auto compattante, con minime o nulle possibilità di formazione di passaggi preferenziali per il gas causati da compattamento errato.
a. Cestelli Assiali e Radiali a torre sono più compatti nella parte inferiore a causa della lunghezza dell’involucro. Cestelli radiali corti, a “ciambella” soffrono meno di questo problema. Specialmente i cestelli Assiali, se non correttamente riempiti, possono creare dei passaggi preferenziali per il gas. L’Ouroboros usa un design radiale a “ciambella”.
4. Sistema di eliminazione di acqua efficiente.
a. I sacchi polmone separati sono una efficiente raccolta di acqua che può essere eliminata automaticamente attraverso il sacco polmone dell’espirazione
5. Un cestello molto efficiente anche in profondità e con un ritmo di produzione di CO2 elevato.
a. L’unità è stata testata a diverse di profondità
6. Non servono attrezzi specifici per la manutenzione generale
a. La manutenzione di routine non richiede attrezzi. Anche le parti elettroniche possono essere smontate con semplici attrezzi. Non sono necessari attrezzi speciali.
7. Elettronica con possibilità di sovrapposizione dei comandi manuali
a. Nel caso di una guasto elettronico è vitale una fonte separata e alimentata in modo indipendente, per il controllo della PO2. In unità in cui tutti i controlli sono affidati ad una doppia elettronica è auspicabile che siano impiegati due differenti software, per evitare problemi comuni. L’Ouroboros dispone di un sistema di monitoraggio di PO2 triplo, alimentato separatamente. Anche nel caso in cui il cavo venga tranciato non ci saranno interferenze con l’elettronica principale.
8. Algoritmo decompressivo integrato
a. Questo riduce i problemi legati ad unità che non mantengono precisamente la PO2 quando si utilizzano le tabelle o computers a PO2 fissa
9. Elettronica che non si blocchi
a. Nel caso di utilizzo in immersioni in grotta o profonde non deve essere un problema assumere il controllo manuale per completare l’immersione. Tutti gli automatismi dell’Ouroboros sono disinseribili per permettere la gestione manuale.
10. Assemblaggio semplice che impedisca la possibilità di confondere pezzi o gas
a. Tutta la manutenzione primaria non necessita di attrezzi e non ci sono possibilità di connettere i gas erroneamente. Anche le fonti esterne di gas sono codificate in modo tale da evitare confusioni.
11. Un sistema modulare per diversi stili d’immersione
a. Il design principale prevede un montaggio posteriore chiuso in una cassa in fibra di carbonio. Sono allo studio cestelli di varia durata. E’ allo studio un sistema da viaggio con un design leggero ed anche dei sacchi polmone montati sul petto.
12. Allarmi intuitivi
a. Gli allarmi indicati sull’head up display (HUD) sono visibili in modo dettagliato sul monitor principale
b. Un display montato sulla parte posteriore della macchina fornisce dati al compagno o all’istruttore
c. Gli allarmi sono visivi e tattili tramite vibrazioni sull’ HUD
d. Dei trasduttori digitali di HP garantiscono che le bombole chiuse generino un allarme, stessa cosa per perdite nel sistema a LP e HP
13. Sistema di accensione automatica a contatto con l’acqua
a. Accensione tramite contatti bagnati. Accensione anche tramite la pressione dei pulsanti sul computer per di dare ridondanza al fine di ridurre le possibilità di ipossia.
14. Supporto minimo vitale
a. Una volta accesa la macchina mantiene sempre, indipendentemente dal setpoint, una PO2 minima di 0,4.
15. Nessuna componente elettronica non sigillata all’interno del circuito
16. Flusso di gas ridotto per ridurre picchi di PO2 ma abbastanza da permettere buoni lavaggi di diluente
a. Tutte le condotte di flusso sono connesse in modo tale da evitare picchi. La valvola di iniezione automatica del diluente (ADV) può essere regolata secondo le abitudini
b. Entrambe la ADV e la valvola solenoide dell’O2 sono protette da filtri
17. Intercambiabile semplicemente con equipaggiamento di sicurezza per Circuito Aperto
a. Sull’unità è possibile montare un’ampia gamma di piastre, imbracature e sacchi. Espressamente concepito per istruttori che a volte devono passare al circuito aperto.
18. Memorizzazione dei dati
a. La memorizzazione dei dati permette una verifica a posteriori durante l’istruzione o in caso di incidenti. Ogni parametro viene memorizzato, anche i casi in cui l’utente annulli I controlli pre-immersione.
19. Isolazione dei circuiti automatici e utilizzo manuale
a. Sistema a votazione automatica dei sensori e isolazione manuale nel caso di malfunzionamento. La decompressione in Circuito Chiuso può essere disabilitata a favore di una decompressione in circuito aperto.
20. Una semplice ma efficiente sequenza pre-immersione, con brevi tempi di impostazione
a. E’ disponibile una sequenza pre-immersione elettronica. Preparazione semplice del cestello e assemblaggio senza utensili assicurano una rapida preparazione per l’immersione.
L’Ouroboros è un design modulare. Il layout principale è un sistema a montaggio posteriore, protetto da un guscio in fibra di carbonio. Saranno disponibili gusci leggeri in cordura con diverse misure di cestello come pure una configurazione con montaggio dei sacchi polmone sul petto. Per l’anno in corso è allo studio quanto segue:
? Maschera granfacciale (Dräger)
? Rebreather d’emergenza (Bailout)
? Algoritmo VPM per il computer
L’unità è in produzione dall’inizio del 2005.



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